Laura Zampini

Laura Zampini Figlia d’arte,vive a Ferrara.Nasce nel’58 a Occhiobello, si è diplomata in restauro dipinti e dorature a Firenze .Ha frequentato vari corsi di ceramica e pittura,tra cui la scuola di nudo presso l Accademia di Belle Arti di Firenze. La sua passione creativa per la pittura e l’arredamento la porta alla realizzazione di opere che esprimono questi due ambiti.La sua pittura esprime una visione di grande interiorità;la si può definire una” pittura evocativa”che si avvale di un instancabile ricerca tecnica e materica.

MOSTRA” RICERCHE DI CIELO”

Nota critica di Marcello Darbo

Osservo i lavori di Laura Zampini nel suo studio. Ascolto le parole della Poetica che li sorregge, li completa e dà loro Senso compiuto. Il silenzio contemplativo può ora donare allo sguardo una percezione profonda. La Forza di questi Cieli brumosi che aleggiano sull’acqua del Grande Fiume è insieme potente, protettiva e schiva. La Tecnica Pittorica è pulita e complessa, sia nei lavori che pretendono Spazio, sia in quelli definiti con pochi gesti e segni di primo acchito. Nei primi c’è la necessaria spinta narcisistica di creare ciò che la mente vuole, nei secondi c’è, a contraltare, l’umiltà dell’Artista che si ferma di fronte ad un Armonia inaspettata e già compiuta, che lo stupisce e gli intima di fermarsi.
Si ricerca il mistero nel Nero e ci si riposa nella Luce, in questi Cieli che, come ogni lavoro pittorico di Valore, offrono a chi guarda Intuizioni Estetiche e Impressioni di Realtà concreta a più livelli, lasciando libertà di godere del Tutto, come del Particolare. L’inconscio di chi guarda viene sbattuto come un lenzuolo e sensazioni antiche e ancestrali emergono, fondendosi in una percezione che è Emotiva, Razionale e Indefinibile allo stesso tempo. C’è una ricerca disperata e rabbiosa di Bello, un Indagine dolorosa  e dolce in questi lavori. C’è il furioso tentativo di ricreare la Visione infantile e serena dei cieli che la Mamma le mostrava sugli argini del Po quando disegnava. Tutto qui è riflesso di cieli specchiati nell’acqua, riflesso di sguardi specchiati uno nell’altro, riflesso di istanti di Assoluta Gioia, custoditi nel cuore di una bimba innamorata della Mamma, ora finalmente condivisi con noi.
Marcello Darbo.

Ha al suo attivo diverse esposizioni tra cui

17010/2017 Personale per Leon D’Oro Eventi ,Piazza della Cattedrale Ferrara

5/08/17 al 30/09/17 Personale presso Alchimia B&R Borgo dei Leoni 8 Ferrara

18/06/17 Mostra personale” Galleria Del Carbone” Ferrara

18 al 29 /10/2016 Omaggio all’Orlando Furioso casa d ‘arte “Il Vicolo”Bondeno

6/09/2016 Mostra il Po nell’anima” Zampini_Occari una famiglia in arte”Patrocinio comune di Sermide(MN)

15/12/’12 Mostra Museo Bargellini :collettiva “L’arte per L’arte”

17/09/’09 mostra presso la Sala Civica di Stienta (Ro)

5/04/’09 mostra presso Centro Civico Comunale e Castello di Belriguardo di Voghiera (Fe)

20/12/’08 mostra “Selvatica n°2” per ARTEFIERA presso lo studio d’arte La Velia di Codigoro(Fe)

10/08/’07 mostra collettiva “Futurismorenaissance” presso “Tiffany “Art Club di Ferrara con il patrocinio della regione Emilia Romagna

7/08/’07 mostra presso lo studio d’arte “la Velia” di Codigoro

22/10/07 mostra presso la Galleria dell’Uva a Ferrara

21/12/07 mostra presso l’agriturismo di Medelana (Fe)

12/11/’07 –’09 mostra permanente (due anni) presso il negozio Poltrona Frau di Ferrara

5/12/’06 mostra “una famiglia in arte” presso la Galleria del Carbone’Ferrara

4/04/’05 mostra presso palazzo dell’Ex Borsa organizzata dalla Galleria “Sekanina” di Ferrara

12/11/’78 mostra collettiva patrocinata dal Comune di Ferrara per la valorizzazione di via delle Volte.

Laura Zampini vive e lavora a Ferrara

Per contatti: e mail laurazampini1@gmail.com

Cell 3474291242

Milko Marchetti

Milko Marchetti – fotografo naturalista, autore di reportage, coppa del mondo di fotografia naturalista per 12 volte consecutive

La rappresentazione di anni di appostamenti, studi, lunghe attese, per uno scatto unico che rappresenti al meglio ciò che davanti ai nostri occhi si sta svolgendo, per dare risalto al soggetto, ad un particolare quanto unico ed irripetibile momento della sua vita congelato in un istante

Paolo Pallara

Paolo Pallara vive e lavora a Ferrara dove è nato nel 1956.

Da molti anni sperimenta una pittura materica nella quale tensioni informali si accompagnano ad una matrice figurativa mai dimenticata. La sua pittura si presenta come un’avventura dello spirito in cerca di ragioni per l’esistenza e in questo andare trova immagini che mettono a fuoco i momenti fondamentali. Pallara ama la serialità. Ha bisogno,infatti, di ritornare ad approfondire, a scrutare le minime modificazioni degli aspetti indagati, tante e tali sono le variazioni dello spirito e del cuore, tanto numerose sono le sfaccettature dell’identità personale, tanto infinito è il lavoro di analisi che come artista continuamente compie. All’interno del tema principale sono diverse le serie di approfondimento, complice non solo la scansione spaziale dei luoghi ma anche degli argomenti toccati. In tal modo la figura simbolo diventa riflessione di una più ampia considerazione sugli stati d’animo, sulle pulsioni di vita di ognuno di noi. Le sue opere, in quanto interpretazioni dei sentimenti provati dall’artista nei vari periodi della sua vita, sollecitano nello spettatore momenti di identificazione. Alcune serie sono maggiormente improntate al segno e meno al gioco delle sovrapposizioni o sottrazioni di materiali e smalti, dei piccoli inserti di carta o di garza, altre esaltano una sequenzialità che ricorda scansioni affettive, pulsioni, desideri ed emozioni. L’utilizzo di materiali come il ferro, il cuoio, vecchi legni o vecchi giornali dei primi del novecento fanno emergere sulle tele o nelle sculture un confronto tra memoria e destino, attese e timori, bisogno di vivere di fronte all’ineluttabilità della morte; tutti materiali che attestano la loro storia, rivendicano una nuova possibilità, al di fuori dell’uso consueto.

Riccardo Bottazzi

CONTINUEVERSIONI

Secondo appuntamento della rinnovata Galleria Cloister, secondo scultore invitato a esporvi dopo il Maestro Sergio Zanni. Anch’egli ferrarese, per Riccardo Bottazzi è un ritorno, ma con modalità diverse rispetto alla precedente partecipazione del 2017. Si è scelto, infatti, di proporre una serie di opere a tema unico, sul processo cognitivo dello sguardo e del suo vasto campo d’indagine. In tale veste, la mostra mette a confronto i diversi aspetti della produzione del Bottazzi in un percorso di ricerca coerente e scrupoloso, contrassegnato da un’assoluta fedeltà al proprio linguaggio. Superando con disinvoltura i limiti della settorialità delle forme espressive, Bottazzi affida lo sviluppo di ogni realizzazione all’equilibrio di rigorosi rapporti formali che sono la chiave stessa della sua riuscita. Una curiosità feconda guida l’artista nei suoi diversi modi di scandagliare lo spazio, come una continua chiamata alle origini della materia, sia condensata nelle intuizioni plastiche della terza dimensione sia fissata nelle essenze pastose del colore-non colore su tela, con una significativa incursione nella video-installazione. Il fine è quello di elaborare diversi gradi di interpretazione della materia, fino al prototipo di un oggetto sensoriale capace di incarnare un avanzamento concettuale che non si arresta nel manufatto in sè ma prosegue oltre la sua estensione fisica, e che sappia essere l’esercizio itinerante di una conoscenza destinata a protrarsi nel tempo. Si ricordi che l’etimologia della parola ‘oggetto’ è collegata al termine ‘Ob iacio’ e significa proprio ‘gettare, lanciare in avanti’. Riccardo rivela così quell’indole rabdomantica che lo porta a seguire l’istinto, ad annusare l’aria dei luoghi fisici e mentali esplorati, a cogliere e interpretare i segni che gli arrivano da questi solidi lavorati in accordo alla loro sostanza (pietra, marmo, lamiera, legno), allestiti come piccoli osservatori portatili, affinché possa scovare spazialità rinnovate nel senso e nella dimensione. Quel che conta è un’istanza che alimenti l’atto del creare che è proprio della Natura stessa. La materia non è quell’elemento vacuo e inerte che un vetero idealismo osservante contrappone all’energia di una non meglio identificata forza creatrice, al contrario, è strutturale attitudine al mutamento, è innato processo di formazione, innesco per il cambiamento, al punto di definire lo stesso principio di natura come opera d’arte. Riccardo sembra avvertirci della troppa distrazione che condiziona le nostre vite, e in conseguenza lo sguardo pare posarsi su tutto quanto ci circonda con la medesima apatica indifferenza. ‘Guardare’ è invece un’azione che non può prescindere da un movimento pieno e partecipato del pensiero, è l’atto del ricevere un’emozione che si trascina dietro la scia di una risoluzione futura, di una consapevolezza che deve prendere solo coscienza di sè, spingendola continuamente in avanti. E l’Arte diventa lo strumento molto efficace per ricordarci che ‘guardare’ non significa fare la cronaca della realtà ma agire su di essa e per suo tramite, trasformandola e quindi trasformando noi stessi. La mostra che inaugurerà venerdì 2 ottobre alle ore 18.30, sarà visitabile fino al giorno 31 dello stesso mese. Intitolandola ‘Continueversioni’e corredandola di alcune riflessioni poste in lettura al visitatore nelle varie sale, chi scrive, Domenico Settevendemie, ha inteso certificare lo stato perennemente ‘in progress’ dell’esperienza artistica di Riccardo, lontana da ogni autoreferenzialità, solitaria nella sua esecuzione ma mai vissuta in solitudine, bensì come parte di un discorso più ampio e partecipato cui tutti, volendo, sono chiamati a offrire il proprio contributo. Una partitura offerta dal compositore romano Fausto Razzi, classe 1932, figura di spicco della musica contemporanea e per il quale si rimanda ad ampia biografia, impreziosirà l’allestimento. Infine si segnala a corredo dell’evento, la disponibilità di un libretto per i tipi Manfredi edizioni, che dà conto di un recente intervento installativo dell’artista sul territorio ferrarese.

Domenico Settevendemie

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Aperitivo degli Auguri

Jazz Art Food & Wine

Venerdì 18 Dicembre 2020 ore 18:30

(riservato ai soci Circle e invitati)

Sergio Zanni

Sergio Zanni, alla ricerca dell’umanesimo perduto

Da Ferrara, dov’è nato nel 1942, Sergio Zanni, scultore e pittore, non si è praticamente mai spostato, salvo qualche viaggio e un intermezzo a Roma di quattro mesi, per collaborare alle decorazioni di Giulietta degli spiriti di Fellini. “Ho un rapporto intenso con la mia città”, dice, “una città molto bella, abitata dai silenzi, dove si può riflettere e immaginare: Ferrara è la mia casa, un nido da cui sognare il mondo, da cui guardarlo, come lo si guarda da una finestra. I ferraresi sono persone poco estroverse (come sono diversi dai romagnoli, tra i quali ho tanti amici…); essendo abbastanza introverso, mi ci trovo molto bene. So di avere con la mia città un legame affettivo viscerale: ci sono strade della Ferrara antica, città a misura di pedone, che mi fanno stare bene, che scelgo di percorrere per andare in un certo posto perché ritrovo le porte, le case, gli spazi sacri dellinfanzia; la città era allora divisa in bande (Del piazzalino verde, Della darsena), come ne I ragazzi della via Pal, e ancora ricordo le battaglie.

Zanni ha lo studio, che s’affaccia su un cortile, in via Muzzina, nella Ferrara antica; all’interno, si è presto circondati, quasi assediati, da una selva di figure di varie dimensioni. Sono i personaggi creati dalla sua fantasia e realizzati per anni nel materiale per lui elettivo, la terracotta, per poi, volendo passare a figure di grandi dimensioni, sperimentare materiali meno nobili della terra, talvolta utilizzati in scenografia: polistirolo ricoperto con criptonite e iron ball; vetroresina; tondino di ferro; assemblaggi con oggetti di ferro. Sono così nati nel tempo i personaggi che Zanni ha presentato in mostre, in Italia e all’estero, a partire dal 1973, e che lui stesso ha elencato: eremiti, signori della pioggia, monumenti ai caduti, diavoli, custodi delle pianure, zingare, osservatori, camminatori, palombari, attendisti, figure senza davanti, piloti, cacciatori di nuvole, oblomov, fumatori, pittori di guerra, angeli misteriosi, sirene, equilibristi, Ulisse e altri viandanti. In questi ultimi mesi Zanni lavora ai Naufraghi, che, nonostante abbiano ormai l’acqua alla gola, s’ergono su barche che stanno inabissandosi, e alle Figure controvento, anch’esse segnate dal dramma, e, come lui dice, “dalla consapevolezza di vivere gli ultimi fuochi di un tempo, quello dellumanesimo, giunto ormai alla fine, con il tempo della tecnologia e della scienza che eclissa un modo di essere che apparterrà sempre più al passato”. Sculture che Zanni alterna ai grandi disegni de I cercatori dell‘immutabile, che stanno inseguendo ciò che possa bloccare il tempo.

Sandro Parmiggiani