Riccardo Bottazzi

CONTINUEVERSIONI

Secondo appuntamento della rinnovata Galleria Cloister, secondo scultore invitato a esporvi dopo il Maestro Sergio Zanni. Anch’egli ferrarese, per Riccardo Bottazzi è un ritorno, ma con modalità diverse rispetto alla precedente partecipazione del 2017. Si è scelto, infatti, di proporre una serie di opere a tema unico, sul processo cognitivo dello sguardo e del suo vasto campo d’indagine. In tale veste, la mostra mette a confronto i diversi aspetti della produzione del Bottazzi in un percorso di ricerca coerente e scrupoloso, contrassegnato da un’assoluta fedeltà al proprio linguaggio. Superando con disinvoltura i limiti della settorialità delle forme espressive, Bottazzi affida lo sviluppo di ogni realizzazione all’equilibrio di rigorosi rapporti formali che sono la chiave stessa della sua riuscita. Una curiosità feconda guida l’artista nei suoi diversi modi di scandagliare lo spazio, come una continua chiamata alle origini della materia, sia condensata nelle intuizioni plastiche della terza dimensione sia fissata nelle essenze pastose del colore-non colore su tela, con una significativa incursione nella video-installazione. Il fine è quello di elaborare diversi gradi di interpretazione della materia, fino al prototipo di un oggetto sensoriale capace di incarnare un avanzamento concettuale che non si arresta nel manufatto in sè ma prosegue oltre la sua estensione fisica, e che sappia essere l’esercizio itinerante di una conoscenza destinata a protrarsi nel tempo. Si ricordi che l’etimologia della parola ‘oggetto’ è collegata al termine ‘Ob iacio’ e significa proprio ‘gettare, lanciare in avanti’. Riccardo rivela così quell’indole rabdomantica che lo porta a seguire l’istinto, ad annusare l’aria dei luoghi fisici e mentali esplorati, a cogliere e interpretare i segni che gli arrivano da questi solidi lavorati in accordo alla loro sostanza (pietra, marmo, lamiera, legno), allestiti come piccoli osservatori portatili, affinché possa scovare spazialità rinnovate nel senso e nella dimensione. Quel che conta è un’istanza che alimenti l’atto del creare che è proprio della Natura stessa. La materia non è quell’elemento vacuo e inerte che un vetero idealismo osservante contrappone all’energia di una non meglio identificata forza creatrice, al contrario, è strutturale attitudine al mutamento, è innato processo di formazione, innesco per il cambiamento, al punto di definire lo stesso principio di natura come opera d’arte. Riccardo sembra avvertirci della troppa distrazione che condiziona le nostre vite, e in conseguenza lo sguardo pare posarsi su tutto quanto ci circonda con la medesima apatica indifferenza. ‘Guardare’ è invece un’azione che non può prescindere da un movimento pieno e partecipato del pensiero, è l’atto del ricevere un’emozione che si trascina dietro la scia di una risoluzione futura, di una consapevolezza che deve prendere solo coscienza di sè, spingendola continuamente in avanti. E l’Arte diventa lo strumento molto efficace per ricordarci che ‘guardare’ non significa fare la cronaca della realtà ma agire su di essa e per suo tramite, trasformandola e quindi trasformando noi stessi. La mostra che inaugurerà venerdì 2 ottobre alle ore 18.30, sarà visitabile fino al giorno 31 dello stesso mese. Intitolandola ‘Continueversioni’e corredandola di alcune riflessioni poste in lettura al visitatore nelle varie sale, chi scrive, Domenico Settevendemie, ha inteso certificare lo stato perennemente ‘in progress’ dell’esperienza artistica di Riccardo, lontana da ogni autoreferenzialità, solitaria nella sua esecuzione ma mai vissuta in solitudine, bensì come parte di un discorso più ampio e partecipato cui tutti, volendo, sono chiamati a offrire il proprio contributo. Una partitura offerta dal compositore romano Fausto Razzi, classe 1932, figura di spicco della musica contemporanea e per il quale si rimanda ad ampia biografia, impreziosirà l’allestimento. Infine si segnala a corredo dell’evento, la disponibilità di un libretto per i tipi Manfredi edizioni, che dà conto di un recente intervento installativo dell’artista sul territorio ferrarese.

Domenico Settevendemie