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Sergio Zanni

Sergio Zanni, alla ricerca dell’umanesimo perduto

Da Ferrara, dov’è nato nel 1942, Sergio Zanni, scultore e pittore, non si è praticamente mai spostato, salvo qualche viaggio e un intermezzo a Roma di quattro mesi, per collaborare alle decorazioni di Giulietta degli spiriti di Fellini. “Ho un rapporto intenso con la mia città”, dice, “una città molto bella, abitata dai silenzi, dove si può riflettere e immaginare: Ferrara è la mia casa, un nido da cui sognare il mondo, da cui guardarlo, come lo si guarda da una finestra. I ferraresi sono persone poco estroverse (come sono diversi dai romagnoli, tra i quali ho tanti amici…); essendo abbastanza introverso, mi ci trovo molto bene. So di avere con la mia città un legame affettivo viscerale: ci sono strade della Ferrara antica, città a misura di pedone, che mi fanno stare bene, che scelgo di percorrere per andare in un certo posto perché ritrovo le porte, le case, gli spazi sacri dellinfanzia; la città era allora divisa in bande (Del piazzalino verde, Della darsena), come ne I ragazzi della via Pal, e ancora ricordo le battaglie.

Zanni ha lo studio, che s’affaccia su un cortile, in via Muzzina, nella Ferrara antica; all’interno, si è presto circondati, quasi assediati, da una selva di figure di varie dimensioni. Sono i personaggi creati dalla sua fantasia e realizzati per anni nel materiale per lui elettivo, la terracotta, per poi, volendo passare a figure di grandi dimensioni, sperimentare materiali meno nobili della terra, talvolta utilizzati in scenografia: polistirolo ricoperto con criptonite e iron ball; vetroresina; tondino di ferro; assemblaggi con oggetti di ferro. Sono così nati nel tempo i personaggi che Zanni ha presentato in mostre, in Italia e all’estero, a partire dal 1973, e che lui stesso ha elencato: eremiti, signori della pioggia, monumenti ai caduti, diavoli, custodi delle pianure, zingare, osservatori, camminatori, palombari, attendisti, figure senza davanti, piloti, cacciatori di nuvole, oblomov, fumatori, pittori di guerra, angeli misteriosi, sirene, equilibristi, Ulisse e altri viandanti. In questi ultimi mesi Zanni lavora ai Naufraghi, che, nonostante abbiano ormai l’acqua alla gola, s’ergono su barche che stanno inabissandosi, e alle Figure controvento, anch’esse segnate dal dramma, e, come lui dice, “dalla consapevolezza di vivere gli ultimi fuochi di un tempo, quello dellumanesimo, giunto ormai alla fine, con il tempo della tecnologia e della scienza che eclissa un modo di essere che apparterrà sempre più al passato”. Sculture che Zanni alterna ai grandi disegni de I cercatori dell‘immutabile, che stanno inseguendo ciò che possa bloccare il tempo.

Sandro Parmiggiani